lunedì 8 giugno 2015

Tremestieri com'era. L'identità soccombe al cemento: la "Torre do Baruneddu"

Tesori distrutti. Sacrificati al cemento o lasciati deperire nell'incuria. Una identità. Radici che affondano in epoche imprecisate. Nulla. Torrette, Altarini ... Nulla!


Venuti in possesso degli atti di un convegno internazionale di Storia Patria che si tenne a Perugia nel 1973. Ne parlò la professoressa Rosa Schipani cui spettano tutti i diritti d'autore di quanto qui riprodotto1. Desta stupore leggere di Tremestieri Etneo. Ancora più stupore desta il fatto che l'oggetto di quel convegno non esiste più. Sacrificato in una lottizzazione abusiva che ha prodotto un quartiere abusivo poi "recuperato". Tutte le immagini (che si ingrandiscono al click) e i testi sono tratti dalla pubblicazione del simposio che, con link in calce, rendiamo disponibile con le cartografie.
Si trascrive il sommario dell'articolo (in inglese) e se ne propone la traduzione:
Some particular lava stone buildings of unknown age are described in their main caracteristics for the lowest slopes of the Mt. Etna, Sicily. These are locally called "Torrette" i.e. "little towers", but presently we are unable to estabilish their origin and age. But some comparisons are made with some primitive mediterranean megalithic buildings as the Pantelleria's "Sesi", the Pugliese's "Specchie", Sardinian and Balearic, till much more recent dry stone north-African arab buildings.
Alcune particolari costruzioni laviche delle più basse pendici dell'Etna, di epoca ignota, sono descritte nelle loro caratteristiche generali. I locali le chiamano "Torrette" (piccole torri), ma fino ad oggi non siamo in grado di stabilire la loro origine e epoca di realizzazione. Ma vengono comparate ad alcune costruzioni megalitiche primitive, come i "Sesi" di Pantelleria, le "Specchie" pugliesi, sarde e baleariche, fino alle più recenti costruzioni arabe in pietra a secco del Nord Africa.

Fa effetto sapere che si parla di Tremestieri Etneo in un simposio internazionale, vero?
Si parlava, infatti della "Torre do baruneddu", la "Torretta" immortalata dell'immagine di testa.
Eccola nelle altre prospettive:




Qualche altro estratto dai lavori del convegno internazionale di Perugia:

In alto, sopra il sesto gradone, c'è un ripiano terminale: nel centro trovasi una torretta cilindrica, nel cui perimetro è ricavato un piccolo vano interno talora grossolanamente circolare, non superiore al metro quadrato. La torretta p. d. (probabilmente acronimo di "populo datum": indicata in premessa e, quindi, La Torre do Baruneddu. Il senso pare confermato dalle figure poste ad esempio de testo n.d.r.) ha mura massicce, determinanti due passaggi a piano inclinato, che dipartendosi in sensi opposti dal piano di base, si sviluppano elicoidalmente fino alla sommità, con una o più spire complete. Questa disposizione determina la riduzione sommitale della torretta, che si rastrema con volta appiattita (figg 4-6).
Talora invece, come è dato osservare in una di tali costruzioni a base poligonale in territorio di Tremestieri Etneo, rampe di scale interrompono a tratti l'andamento spirale della parte superiore. La torretta terminale presenta una "porta" alta 2 m con apertura distintamente trapezia ad architrave monolitico e talora (fig. 3) con architrave a sesto acuto, composto da due monoliti contrastanti.
...
La "Torretta" più conservata, architettonicamente completa e di maggiore mole si trova fra Tremestieri Etneo e Mascalucia, detta "Baruneddu" o del Barone (la povera ricercatrice non aveva fatto i conti con le Amministrazioni tremestieresi che sull'altare del cemento hanno sacrificato qualsiasi radice storica, n.d.r.).
Continua con una valutazione sulla mole, valutandone una cubatura di 6.400 metri cubi, un peso di circa 14.720 tonnellate.
Per tutta una serie di considerazioni la professoressa Schipani De Pasquale esprime difficoltà ad attribuire la realizzazione di queste torrette alla sola opera di spietramento dei campi. Anche la fascia di distribuzione lungo le pendici dell'Etna sembra escludere una casualità nella loro realizzazione. 
Localmente le "Torrette" vengono considerate come prodotto dell'accatastamento di frammenti rocciosi eliminati dai campi per spietramento, praticato, in particolare nei secoli passati. Tale spiegazione, se pure possa sembrare plausibile per qualche considerazione più facile e immediata, non soddisfa. Non chiarisce ad esempio la precisa fisionomia architettonica di reminiscenza arcaica, il pietrame selezionato e scelto, accuratamente disposto, e fors'anche in qualche caso sbozzato (fig 5).
È auspicabile un inventario delle "Torrette", per meglio individuarne le differenze architettoniche e compararle con analoghe costruzioni storiche o protostoriche d'altre regioni prossime o distanti.
Affascinante, vero? Tutto sparito. Raso al suolo. Cancellato dalla storia da un Comune che ormai pare votato alla cementificazione e alla sanatoria dell'abusivismo.
Già, perché, secondo la cartografia allegata agli atti del convegno, si trovava qui (per inciso, dalla retinatura sulla carta sembrerebbe possa essere stata tratta da una qualche carta comunale. Se così fosse, l'Amministrazione Comunale non poteva non essere a conoscenza dell'esistenza della torretta):
Dal profilo del confine con Mascalucia e l'indicazione dell'area ("Scoperte") la Torre do Baruneddu avrebbe dovuto trovarsi, all'interno del cerchio rosso
L'area è all'interno del "Piano di recupero" a ovest del centro della frazione "Piano". Probabilmente proprio nell'area vuota del quadrante in basso a destra del cerchio rosso. 
Vien da pensare che degradare queste torrette a semplici "accatastamenti di pietre" sia funzionale agli interessi privati della speculazione edilizia e dei loro paladini nelle Istituzioni.
Vien da pensare che l'attenzione posta ai tradizionali "Carretti Siciliani" come unico elemento di identità storica tremestierese (per carità, sono anch'essi tradizione, radici e storia e, in quanto tali, vanno tutelati) sia una "distrazione" di massa.
Le nostre "Torrette", che andrebbero tutelate, inventariate, studiate per comprenderne fino in fondo le funzioni e l'epoca cui risalgono sono semplici "mucchi di pietre".

Quella in condizioni migliori e assolutamente unica, tanto da meritare un posto d'onore in un convegno internazionale, non esiste già più.

Le altre hanno il destino segnato. Via Vecchia Pedara, via Palmentazzo ... una bella circonvallazione e tutto sparisce. Insieme al residuale "turismo di passaggio" di cui ancora gode Tremestieri Etneo. Che genialata le circonvallazioni sulle torrette!

Torneremo su "come eravamo". Sugli altri tesori distrutti. Altarini, torrette con bassorilievi ... viene distrutta l'identità che si sostiene di voler tutelare.
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1 commento:

  1. GRAZIE DELL'ARTICOLO PER NOI "CHIANALOTI" ERA UN PUNTO DI RIFERIMENTO COME L'ETNA E IL MARE, CI ANDAVAMO A GIOCARE DI NASCOSTO DAI GENITORI, FU UNO CHOC PER TUTTI QUANDO FU ABBATTUTA, NON MANCARONO LE PROTESTE DELLA GENTE.santonicosia@alice.it

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