martedì 13 ottobre 2015

È un frantoio del '700, non "un fabbricato"!!

Un "fabbricato" semi crollato da mettere in sicurezza anche mediante demolizione. Ma il "fabbricato" è un frantoio del '700.



Già in un articolo sul questo blog abbiamo parlato di un manufatto assolutamente unico e risalente a epoca imprecisata, oggetto di un simposio internazionale che si è svolto a Perugia nel 1973: la “Torre do baruneddu” che non esiste più. Rasa al suolo per far posto a una lottizzazione abusiva che il Comune ha recuperato con apposito piano.

La nostra attenzione verso le radici, verso i beni storici di cui all'articolo 10 comma 4 lettera l) del Codice dei beni culturali e dell'ambiente (Decreto legislativo, 22/01/2004 n° 42, G.U. 24/02/2004) quindi, non nasce oggi.

Lo stesso destino della "Torre do Baruneddu" sembra attendere anche gli altri antichi manufatti, comprese le torrette, gli altarini, le ville, le masserie, i palmenti, i frantoi, visto che nulla è sottoposto ad alcuna tutela.

Accade, infatti, che alla fine di Settembre 2015 nel territorio comunale si sono verificati diversi crolli e diversi danni che hanno obbligato gli uffici comunali a emettere ordinanze di “messa in sicurezza”.

Uno di questi crolli ha interessato un “fabbricato” (questa la definizione utilizzata nell'ordinanza n° 8 del 2 Ottobre 2015) sito all'angolo fra via Scalia e via Idria.

A giudicare dall'ordinanza il “fabbricato” pare non rivestire alcun pregio.

Anche le foto a corredo dell'ordinanza non mostrano altro che un vecchio immobile crollato.

Foto in bianco e nero, scattate a debita distanza dall'immobile.

In realtà l'immobile è un antico frantoio sulla cui vetustà non sussistono dubbi, stante che la data di costruzione è incisa – insieme a una croce sovrastante in bassorilievo - all'interno della parete sud: 1787. (vedi Foto 10)

Il “fabbricato” ancora residuo (adesso pericolante) costituiva l'abitazione annessa al frantoio.
Ecco le immagini del frantoio:
Foto 1: Vite madre visibile dalla strada
Foto 2: Arco di accesso alla macina sotto l'edificio-abitazione di cui alle immagini 7, 8 e 9
Foto 3: Particolare della macina
Foto 4: Edificio di cui alle immagini 7, 8 e 9 sostenuto dagli archi sulla macina
Foto 5: Parete est ed edificio in aderenza
Foto 6: Torchio
Foto 7: Edificio via Scalia angolo via Idria pericolante - fronte nord
Foto 8: Edificio via Scalia angolo via Idria pericolante - fronte nord
Foto 9: Edificio via Scalia angolo via Idria pericolante - fronte ovest
Foto 10: Interno - Parete sud. Croce in bassorilievo con anno 1787 inciso

A nostro parere questo immobile sarebbe dovuto rientrare a pieno titolo nelle previsioni  di cui all'articolo 10 comma 4 lettera l) del Codice dei beni culturali e dell'ambiente: “le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale.”
Eppure non era difficile prevederne il crollo in quanto la vite madre già visibile dalla strada (Foto 1) testimonia che la parte sud del frantoio è già crollato tempo addietro e dalle immagini Street View di Google l'immobile si presentava già così
Immagine Google Earth - Fronte ovest dell'edificio crollato evidentemente già danneggiato
Ma non è certo il solo manufatto in pericolo. Considerato che storicamente Tremestieri Etneo era una eccellente zona di vigneti, abbondavano i palmenti, le ville e le masserie, oltre alle tipiche costruzioni rurali isolate costruite su terrazzamenti (Torrette).

Già nel 2006, l'allora responsabile dell'Ufficio di Piano Regolatore, l'ing Gianfranco Caudullo, predispose e trasmise all'Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente, alla Soprintendenza ai BB.CC.AA. e all'ufficio Urbanistica del Comune di Tremestieri Etneo una dettagliata relazione riferita proprio a questi beni e della quale si riportano esclusivamente gli stralci relativi a ”le ville i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico” e “le tipologie di architettura rurale aventi interesse storico od etno-antropologico” (uno stralcio della relazione).

A proposito di torrette, corre l'obbligo di annotare che all'ing. Caudullo ne è sfuggita qualcuna. Dalle parti di via Ombra, ad esempio, se ne trovano di davvero peculiari come quella in foto 1 e 2. La “Torretta” si trova in una zona interessata da un “controverso” incendio del 25 Giugno 2007 e, manco a dirlo, i bassorilievi adesso non ci sono più.
Foto 11: Casa su torretta con bassorilievi – lato sud. Riconoscibili due Madonne e la sagoma di una terza asportata (le tre Madonne di Tremestieri: della Pace, Immacolata e delle Grazie). Si nota anche una terza sagoma di bassorilievo asportata probabilmente lo stemma di Tremestieri
Foto 12: Lato ovest con bassorilievo raffigurante un cacciatore

E poi i palmenti.
Dei palmenti citati in quella relazione, quello di via Etnea 330 non esiste più. C'è un nuovo fabbricato   con altra destinazione d'uso. 

Foto 13: Da Google Earth - Settembre 2010. Il tetto del palmento è già completamente crollato
Un altro, in via Idria è in condizioni tali da lasciar prevedere il suo crollo in tempi assai brevi.
La falda sud del tetto presentava cedimenti già nel giugno del 2014 (Foto 14 da Google Earth), mentre la falda nord ha subìto cedimenti tra il giugno del 2014 e il 3 ottobre 2015 (data della Foto 15)

Foto 14: Da Google Earth settembre 2014. Evidente cedimento del tetto nella falda sud
Foto 15: Del 03/10/2015. Cedimento anche nella falda nord

Identità che vanno perdute nell'incuria del Pubblico e nella stoltezza del Privato che, magari, aspetta proprio il crollo per “demolire e ricostruire”. Magari una bella palazzina nuova di zecca, mentre le autorità pubbliche si girano dall'altra parte.

È proprio necessario sradicarci dalla nostra storia, dalla nostra cultura?

Le torrette sono solo “cumuli di pietre” da spianare? A giudicare dagli atti prodotti dalla Deputazione di Storia Patria dell'Umbria non è per niente così.

E frantoi e palmenti sono solo vecchi “fabbricati”?


Per quale ragione le autorità che dovrebbero tutelare questi patrimoni evitano accuratamente qualsiasi intervento?

Quanti di questi guasti sono dovuti a un Piano Regolatore Generale (peraltro inconoscibile nella sua interezza perché mai pubblicato) per il quale non sono state eseguite le propedeutiche procedure VAS (Valutazione Ambientale Strategica)?

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